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La storia dell'Oratorio raccontata... da chi c'era!!!

 

Indice
Gli assistenti dell' Oratorio
Breve storia dell'oratorio S.Luigi di Senago
Ricordi antichi di un'oratoriana
1952 - 1974 Oratorio femminile a Senago, che passione !
Ricordi semplici
Il primo amore - dolce amaro
Gioia viva
Spigolature
Ripensando Senago 1969 - 1970
Una tradizione partita all'inizio del secolo
Grazie Oratorio
GRAZIE SIGNORE E.. ANCHE A SENAGO! (don Claudio Colombo)

 



Gli Assistenti dell' Oratorio

1. don Giulio Binfaré 1904-1909
2. don Ambrogio Legnani (res. a S. Bernardo) 1900-1907
3. don Romeo Airaghi 1909-1914
4. don Alberto Ghianda 1914-1934
5. don Francesco Turconi 1934-1935
6. don Giovanni Fumagalli 1935-1947
7. don Luigi Cavallini 1947-1951
8. don Valentino Rigamonti 1951-1964
9. don Adrio Cappelletti 1964-1968
10. don Giuseppe Angiari 1968-1985
11. don Gianbattista Inzoli 1985-1993
12. don Nicola Ippolito 1993-1997
13. don Giovanni Giovannoni 1997-2002
14. don Claudio Colombo 2002 - 2009
15. don Leopoldo Porro 2009 -


Breve storia dell'Oratorio S.Luigi di Senago

di Attilio Rossetti

L'oratorio con tutte le sue iniziative per preparare i ragazzi ed i giovani a diventare uomini e cristiani solidi è stato per Senago una realtà sperimentata da molte generazioni, con risultati eccellenti.
L'insegnamento di don Bosco è stato messo in atto da tutti i sacerdoti oratoriani e dai parroci succedutisi a Senago, con grande convinzione del bene che ne potevano trarre tutti, famiglie comprese.
E molti giovani senaghesi, cresciuti come si usa dire "all'ombra del campanile", hanno attecchito così bene in questo contesto, da maturare tanto altruismo fino a donare tutte le loro energie per la Chiesa e per i fratelli più bisognosi, diventando sacerdoti e missionari a loro volta, portando nel mondo l'esempio di Cristo e nel cuore il ricordo di Senago.
Don Ambrogio Rocca da intraprendente "brianzolo" quale era, nel 1903 si accollava l'onere di edificare l'oratorio San Luigi ed iniziava nel 1907 i lavori, per allora colossali, di edificazione della nuova chiesa parrocchiale, che doveva sostituire quella più vecchia di Senaghino, con i soldi ereditati da un fratello che aveva fatto fortuna in America.
L'oratorio originario consisteva di una saletta, un portico, un salone del cinema-teatro dove da una parte c'era il palcoscenico e dall'altra un altare; poi la casa del prete. E' di quel periodo una rappresentazione teatrale dal titolo "Santa Genoveffa "che fu ripetuta per ben 5 serate per il grande afflusso di gente.

Nei primi anni si succedettero:
don Giulio Binfarè, che diventerà poi cappellano a Mombello, don Romeo Airaghi, destinato poi a Lainate, don Alberto Ghianda, che rimarrà a Senago fino al 1934, don Francesco Turconi, che sarà parroco a Motta di Luino.
Nel salone si svolgevano contemporaneamente le lezioni di catechismo, seguite dal vespero e la benedizione con la reliquia di San Luigi. Ad aiutare durante le vacanze c'erano i chierici di allora:
don Giuseppe Vaghi, che diventerà rettore del collegio di Cantù;
(nella sua casa i coscritti di leva e gli sponsali facevano il pranzo),
don Luigi Ronchetti, parroco a Rovagnate in Brianza,
don Carlo Luzzani, cappellano di ospedali,
don Enrico Fumagalli, parroco emerito di Terrazzano,
don Gilberto e Antonio Giussani, salesiani,
don Angelo Rossetti, professore all'istituto Don Guanella.

Nel 1935 arriva il salesiano don Giovanni Fumagalli e nel 1938 si costruisce la cappella ancora oggi visibile. Con don Giovanni Fumagalli si inizia anche l'oratorio feriale estivo e si incrementa l'attività dell'Azione Cattolica. Il gruppo senaghese portava il nome di Pier Giorgio Frassati, figlio del direttore de"La Stampa di Torino". Militante nell'Azione Cattolica, era morto giovanissimo amato dai poveri e dai malati, e fu devoto alla Madonna di Oropa, la Madonna Nera.
Nel 1940 scoppia il secondo conflitto mondiale e molti oratoriani devono partire per la guerra, lasciando ai più giovani tutte le attività . Quando le notizie del fronte diventano preoccupanti gli aderenti all'Azione Cattolica si impegnano a sentir messa, a turno ogni mattina, ed a fare la comunione per gli amici al fronte, nonché tenendo viva la corrispondenza con loro pur tra mille difficoltà.
Dopo l'8 settembre del 1943 si crea una certa confusione fra i giovani, molti dei quali dovrebbero partire o ripartire per la "naia"; molti sono renitenti. Sfidano le leggi di allora e sono costretti a nascondersi di giorno e di notte per sfuggire ai carabinieri, spesso trovando rifugio in oratorio, dove tuttavia non tralasciano di lavorare anche per la catechesi, realizzando per esempio una stupenda mostra inaugurata da Monsignor Giovanni Colombo, rettore del seminario di Venegono e futuro arcivescovo di Milano.
Gli stessi giovani, sotto la guida di don Giovanni Fumagalli, danno la loro adesione alla Sedicesima Brigata del Popolo che aveva il centro di riferimento proprio nell'oratorio, dove si rimaneva per sentire radio Londra fin dopo la mezzanotte. Possiamo dire che l'oratorio diede il proprio contributo alla Resistenza ed alla Liberazione, partecipando anche ad atti di sabotaggio e di propaganda antinazista.
Finita la guerra e con il ritorno dei giovani, purtroppo non di tutti, si riprende a sviluppare nuove attività; Don Vittori e don Giovanni organizzano tra l'altro una colonia estiva a Ortanella di Esino Lario, in Grignone, dall'estate del 1945 per tre anni. Per raggiungere questa località si utilizzava un camion che il comando tedesco, di stanza in Villa Borromeo, aveva abbandonato, per cui gli fu accollato il nome de "Il Trovatello". Funzionava a carbonella, ed era gestito dal gruppo di ex partigiani; veniva guidato dall'Attilio Borchia, detto "Verona", dal Giussani Francesco e dal comandante la 16.ma Brigata, maestro Lino Ghioni, e veniva tenuto presso la cooperativa La Popolare, presidente della quale era allora l'Egidio Beretta.
Veniva spesso utilizzato per trasportare derrate alimentari, bestiame, mezzi di prima necessità per l'intero paese e per riportare a casa i prigionieri di guerra che arrivavano nelle città prossime ai confini. Un altro mezzo similare era il camion dei fratelli Abbiati Ambrogio e Arturo.
Altra avventurosa colonia fu quella di Bossico sopra Lovere, che domina una pittoresca vallata ed il lago d'Iseo con le sue montagne. Durante gli spostamenti col camion, gli imprevisti per guasti meccanici erano all'ordine del giorno.
Nel settembre 1947 don Giovanni lascia Senago, e nel maggio di quell'anno, per la festa d'addio, con lui si sale in cima al Monte Resegone, dove si celebra la Santa Messa.
L'Alessio Chiesa, - Bigetu- promettente alpinista, si portava la pietra ed il necessario per celebrare la S.Messa nello zaino per tutto il percorso, da Erve alla cima .
A sostituire don Giovanni giunge don Luigi Cavallini, che si dedica soprattutto ai più piccoli. Si costruiscono alcune salette dalla parte opposta di quelle esistenti. In questo periodo, con alcuni giovani atleti oratoriani, nascono l'Associazione Calcistica Senaghese datata 1948, con la fusione delle due squadre esistenti, Pier Giorgio Frassati e Riccardi.
Prima che don Luigi Cavallini trovasse con l'allora parroco, professor don Pier Vittori, una soluzione per un vero campo sportivo, c'era solo l'attuale cortile ma in terra battuta, che fungeva da campo di calcio, dove ricordo una domenica si era incontrato Senago contro Castelletto. In un polverone infernale la partita si era conclusa per sfinimento delle due squadre, con un punteggio di ventuno a due, a favore del Senago; portiere del Senago in quella occasione era Aldo Deponti, mentre il driblatore, specializzato a muoversi con agilità anche fra le piante allora esistenti nel cortile, era il Giovanni Balzarotti.
Durante la partita, l'Allegro Pez, considerato l'aiutante maggiore di don Luigi, vendeva dolciumi tenendo i vasi coi vari confetti appoggiati su un vassoio sostenuto con una fascia messa a tracolla, e il signor Gaggioli Pietro - padre di don Carlo e don Giannino - preparava gelati in parigine rettangolari, con un dosatore registrabile in tre posizioni: gelato da 5 lire, da 10 e da 15, con lo slogan pubblicitario espresso a voce alta: "chi assaggia ritorna". Inoltre "el Peder" preparava granite favolose alla menta, al tamarindo, al lampone e all'orzata tritando al momento pezzi di ghiaccio. Tutta la "gelateria" era organizzata su una carriola .
Il Renato Gianotti, incurante della partita, si trascinava in disparte qualche sua "vittima" per fargli il "lavaggio del cervello", e l'Angelo Bianchi raccontava a pochi intimi di come si passavano i giorni in guerra sul fronte francese, in Albania ed in Grecia, nonchè in Normandia o nelle attività partigiane dopo il 1943.
Don Luigi Cavallini, che era fratello dei famosi mobilieri di Varedo e possedeva uno stile imprenditoriale, con il parroco don Pier Vittori operano grandi cambiamenti. Si costruisce un nuovo bar sul lato sud, gestito dal Mario Mercandalli, dallo stesso Quistini Battista e anche dall'Angelo Ronchetti, dal Galluro Rolando - che diventerà il pizzaiolo di via Volta.. Sul lato nord si possono ora utilizzare tre locali per il catechismo e il Gianfranco Gaggioli si può appartare col gruppetto degli "aspiranti di Azione Cattolica".
Don Luigi Cavallini ci proietta e commenta una serie fantastica ed infinita di diapositive con le avvincenti storie di Porcellino, Aprilino e Giraffone e del dinoccolato scheletro che si elettrizza ricaricandosi. Alla proiezione assisteva sempre una marea di ragazzi entusiasti.
Don Luigi costruisce un vialetto d'ingresso all'oratorio da via Repubblica, sostituendolo all'angusto ingresso di via Marzorati, - i tri basei -, ed una grotta dedicata alla Madonna di Lourdes, dalla quale si partirà più avanti, per il Cassandra e qualcuno persino per un pellegrinaggio a piedi fino al Santuario di Caravaggio. Il salone del cinema e la chiesetta rimangono intatti. Ogni domenica c'è un pienone a cantare per la benedizione gli inni a Don Bosco, intonati tre note più alte se in oratorio arriva, da San Bernardo, don Giuseppe Fumagalli, che a Senago aveva fondato la banda musicale, ne era stato il primo maestro ed amministrava la Cooperativa Popolare. Quello stesso don Giuseppe che era il confessore preferito di molti ragazzi, perchè le "penitenze" che dava erano le più lievi, salvo che non si confessasse di aver rubato la frutta nel suo giardino; o che diceva alla nostra suor Natalina prima che partisse per Lesa come superiora: "Cara suora, non sò se farle gli auguri o le condoglianze perchè lascia la nostra Senago".
Dopo la benedizione chi ha la mancia in tasca, farà la fila per entrare al cinema a vedersi un film western, con regolare oscuramento in occasione di un bacio amoroso dei protagonisti e fischi e urla da parte della irrequieta rumorosissima giovane platea. Gli operatori in cabina di proiezione, che allora era ubicata proprio a ridosso della chiesetta, mentre lo schermo ed il palcoscenico si trovavano dal lato del parco Monzini, erano il Carletto Colombo, il Tagliabue Francesco, l'Angelo Ronchetti, il Tagliabue Silvano ed il Lomi Angelo.
Ma era con le farse del Sioli Tarcisio, grande cuoco ed attore, insieme al Garbagnati Francesco, in arte Barlögia, e il Dibarbora Severino, che la sala scoppiava letteralmente di risate, o si commuoveva per le commedie della filodrammatica, solo maschile, di don Vittori, ravvivata dalla forza interpretativa del Ginetto Chiesa e del Luigi Mantica, mentre il coreografo, truccatore, suggeritore, scenografo, factotum insomma, Luigi Monti, il più famoso dei fotografi senaghesi, era capace di trasformare un forte e barbuto giovanotto in una avvenente tenera fanciulla da far invidia all'odierna compagnia dei Legnanesi.
In una delle tante ed indimenticabili farse che si davano sul palcoscenico oratoriano, ci fu una volta un curioso attore che, suo malgrado, divenne celebre.
Si trattava di rappresentare in maniera burlesca il dialogo che avveniva nelle fiere paesane fra due contadini ed un intermediario - el marusee -.Il primo dei due doveva acquistare un cavallo, il secondo lo doveva vendere, il terzo doveva farsi parte attiva perchè l'affare si concludesse nel miglior modo. Per essere più convincente, il venditore aveva promesso di mostrare l'oggetto della vendita, cioè l'animale, all'acquirente. Si da il fatto che l'animale scelto per la farsa, e quindi attore in quanto doveva fare la sua comparsa, era l'asino del signor Ulisse Ravelli, che ligio alla sua tradizione, non voleva saperne di entrare in scena, per cui fu sollevato di peso da una squadra di giovanotti e issato sul palco, scatenando un un tale putiferio in sala da far crollare le mura per le risate e gli applausi. L'asino infastidito dalle luci della ribalta, mostrava quasi esclusivamente, al pubblico, le parti meno nobili, ed il buon don Giovanni, dalla botola del suggeritore, urlava a sua volta, in quella baraonda, temendo in qualche reazione emotiva del povero asinello. Alla fine, forse anche lui divertito, non voleva più uscire di scena. Fu pertanto riafferrato da una miriade di robuste mani per essere riconsegnato all'Ulisse, e.......divenne famoso.
I rientri a Senago degli allora chierici come don Enrico Gessaghi, don Carletto e don Giannino Gaggioli e poi don Renzo Mantica, mobilitavano stuoli di ragazzi e giovani per le "vacanze" nei boschi di Cesate, dove si trasportavano i generi di prima necessità come la farina per cuocere la polenta, con una carriola o mezzi di fortuna: il tutto a piedi! Nei boschi si giocavano "partite a bandiera" e "caccie al tesoro" che duravano anche una intera giornata e si imparava a stare insieme ed a cantare meglio degli scouts.
Il nuovo campo sportivo, il cui terreno fu donato dai conti Borromeo D'Adda, grazie ad una permuta fatta con la famiglia ebrea dei Merlo, allora residenti nella villa dei Belgioioso a Senaghino, faceva arrivare molta altra gente nell'ambiente oratoriano e nascevano i tornei con la potente squadra calcistica senaghese, dotata di un portiere favoloso come il Brioschi Franco detto Musca, e l'altrettanto valido Dede, il Tavecchia Luigi.
Si diputavano anche gare particolari come la "Ammogliati contro Scapoli " e quella dei "Patrizi contro Plebei".
Nella prima formazione nomi come : dr.Dante Rossetti, Degliocchi, Monzini, nella seconda operai e impiegati oratoriani capitanati dal Battista Quistini.
E' con l'arrivo di don Valentino Rigamonti, nel '51, che nasce il circolo giovanile, che ricchissimo di iniziative, intercala serate culturali e di formazione spirituale a grandi gare di briscola chiamata, dove eccellono per capacità , il Luigi Bianchi e l'Aldo Garbagnati, il Quistini, mentre il Lino Sioli organizza il coro ed allestisce grandi cerimoniali per le festività solenni nella chiesa "granda".
Quistini Battista aveva anche la funzione di prefetto dell'oratorio. Il suo predecessore era stato il sig. Emilo Fossati.
In una saletta dell'oratorio si installa un televisore, uno dei pochi esistenti a Senago. D'estate per la troppa gente si è costretti a portare la TV in cortile, perchè la saletta scoppia.
In questo periodo si forma il gruppo "amici della montagna" che porterà la Madonnina, simbolo dell'oratorio, sulla vetta del Cassandra; protagonisti dell'episodio furono Alessio Chiesa, Pietro Pozzi, Ambrogio Missaglia, Giovanni Carcano, Pierino Bianchi, primo presidente del circolo giovanile e molti altri, e naturalmente don Valentino, con la guida alpina Giuseppe Mitta detto "Pin".
Lo stesso don Valentino e Guido Sioli fondano il gruppo senaghese dei donatori di sangue " AVIS", che risulterà fra i più attivi di tutta la zona, nonchè il Coro Alpino Cassandra con il Martin Elia, che aveva come primo maestro il simpaticissimo don Tobia, cappellano all'ospedale di Garbagnate.
E' fra le mura dell'oratorio che durante le nebbiose serate invernali o le troppo calde serate estive, si organizzano cineforum, tornei di ping pong o di pallavolo con la partecipazione di molte squadre dai simpatici nomi come "Mottarello, Primavera "ecc. che riescono a battere formidabili ed agguerrite squadre come quella dei Barabitt di Arese. Nascono animate ed a volte incandescenti discussioni, di ogni tipo e su ogni argomento, e quando il tema è davvero scottante, vale la pena di approfondirlo invitando specialisti, medici, religiosi, sportivi, professori a chiarirci le idee. Si organizzano anche grandiose gite culturali e salite in montagna. Spesso l'autista di turno del pulman è l'oratoriano Pierino Frignati.
Le mete: la Svizzera, la Riviera Ligure anche in occasione della Milano - Sanremo, Venezia, il Garda, Roma, Firenze, ecc.; poi la montagna : Courmayeur e il rifugio Torino, le Dolomiti, il campeggio ad Alagna e le salite al Monte Rosa, la capanna Bosio ed il gruppo del Disgrazia, il Bignami al Bernina, il Garibaldi e l'Adamello ecc.
Molti soci del circolo giovanile quando vanno a militare chiedono la " Penna Nera " degli Alpini.
Nel decimo anniversario della sua fondazione, un amico del C.G. così si esprimeva: " Il C.G. è la grande famiglia dei giovani. E' nel C.G. che si organizzano gite, gare sportive, gare artistiche. E' nel circolo che si preparano le forze vive per l'Azione Cattolica, per l'Amministrazione Pubblica, per la politica. So che "politica " è parola ritenuta esplosiva. Ma l'ho usata volontariamente. Il circolo prepara a sentire la responsabilità verso la comunità civile......."
E a questo proposito, quasi fosse stato fatto un vaticinio, a Senago ci troviamo il nuovo sindaco, il dottor Lino Pogliani, che non solo è stato socio del Circolo Giovanile, ma ne ha ricoperto anche il ruolo di delegato culturale e di presidente.
Quanta ricchezza e freschezza giovanile fra quelle identiche antiche mura oratoriane! Ma ora non ci stiamo più; Senago ha subito un forte incremento demografico dopo l'alluvione del Polesine che ha visto molti veneti arrivare da noi, insieme a tanta gente del sud, in cerca di un posto di lavoro, di una sistemazione migliore.
Don Valentino e l'oratorio diventano in un certo senso anche ufficio di collocamento, centro sociale con gli aclisti come il Peppino Gaggioli, lo stesso Aldo Garbagnati, l'Alessio Chiesa e l'Aldo Deponti; e ancora fucina di idee politiche dove eccellono il Celestino Balzarotti, il Gianfranco Bianchi, l'Emilio Colombo e l'Elia Martin, con l'aiuto del Chiesa Romualdo.
E' ancora vivo il ricordo di don Valentino che si prodigava per aiutare i giovani senaghesi spostandosi ovunque fosse necessario, prima con la sua lambretta e poi con la seicento.
Arriva il momento di don Adrio Cappelletti coi suoi universitari e di don Giuseppe Angiari col suo spirito missionario, i suoi chierici - molti dei quali diventeranno preti -, i suoi campeggi durante i quali si affiancava il simpatico don Angelo Grondona, i corsi per fidanzati ed i gruppi familiari ecc.
Si potenziano i mezzi di informazione con la collaborazione di professionisti della stampa, il Giancarlo Ronchetti e il Virginio Cattaneo .
Ma a rimboccarsi particolarmente le maniche tocca al parroco don Giuseppe Cervini che edifica l'attuale struttura più funzionale ed ampia e la chiesa - cappella nel seminterrato.
Ormai è storia recente che è sotto gli occhi di tutti. Il passaggio di ogni prete, l'ultimo dei quali è stato don Gianbattista Inzoli che si è prodigato in una miriade di iniziative, lascia nell'animo degli oratoriani senaghesi profondi segni, apparentemente diversi, ma sempre carichi di valenze cristiane e sociali.
Ci viene spontaneo rivolgere a nome di Senago un ringraziamento a tutti i sacerdoti che sono stati con noi e che lo sono ancora come l'intramontabile don Cervini, il parroco don Terenzio don Gianni e don Nicola, e l'anziano don Carlo Luzzani, che quotidianamente lavorano per il bene di Senago, e a tutti quelli che senza emergere, molto hanno fatto e fanno con lo stesso spirito di don Bosco.

Attilio Rossetti

NB:questa "brevis historia è stata ricostruita quasi esclusivamente su dati mnemonici e con l'aiuto di Aldo Deponti, Emilio Colombo e Angelo Bianchi e di molti altri, ai quali va il mio più vivo ringraziamento.


Ricordi antichi di un'oratoriana

di Lucchi Mariuccia-Citterio Margherita

Dire "Oratorio Femminile" per persone che hanno passato i quarant'anni, vuol dire gioia, canti, preghiere, lavoro e tanto affetto.
Alla domenica si andava all'Oratorio dopo i Vespri, appena trascorse le sedici. Eravamo molte e trovavamo sempre ad accoglierci il sorriso delle nostre brave suore, che sempre ricordiamo. A Senago, per un certo periodo, ne abbiamo avute tredici; tra le altre ricordiamo suor Matilde (superiora), suor Consolata, suor Stella, suor Giuditta (che insegnavano come maestre elementari), suor Elisa, suor Ermanna (sempre in cucina), suor Angela, suor Anna, suor Cecilia, suor Natalina, suor Piera, suor Emilia.
In oratorio si ritrovavano le amiche, si chiaccherava, durante la bella stagione, si andava nei prati retrostanti che allora chiamavamo "colonia", e si faceva veramente di tutto. Si giocava a "bandiera", a "palla prigioniera", alla "brisiga" o a "mondo"; si saltava con la corda, si facevano delle partite infinite, dei giochi che ci vedevano tutte scalmanate e felici; anche se alle volte si disputava per una vincita. Quando eravamo stanche ci sedavamo con le nostre suore e si intonavano dei bei canti. Chiudeva il pomeriggio un pensiero del Parroco e alle volte si discuteva sugli avvenimenti della settimana che, il saggio Don Vittori, sapeva farci vedere e comprendere sotto un profilo religioso.
Una persona che sempre ricorderemo e che non mancava mai in oratorio alla domenica era la Clementina Sioli ( mamma adottiva del Celeste Lanzani ) : è sempre venuta lì sino alla fine dei suoi giorni; si sedeva sulle panchine con le ragazze e le suore e aveva sempre un argomento arguto da raccontare, consigli buoni per le ragazze ed era sempre la prima ad iniziare la preghiera.
In questo ambiente noi imparavamo tutto: la preghiera, il lavoro, il canto, il gioco : era un centro di formazione e di iniziative.
Per la festa del Sacro Cuore e del Corpus Domini si organizzavano per la notte delle veglie di adorazione nella chiesetta, dato che di giorno tutte lavoravano. Dalle finestre entrava il profumo intenso dei tigli ed era come se aiutasse a pregare meglio. Anche per il carnevale si facevano turni di adorazione in riparazione alle offese fatte a Dio in quei giorni. Per quell'occasione, infatti, anche noi c'eravamo divertite nel salone con canti, giochi e balli.
Le nostre suore, per fare in modo che le ragazze venissero in oratorio - visto che dopo la Guerra cominciavano a fiorire sale da ballo pubbliche - diedero il permesso di ballare tra noi ragazze e si premunirono di giradischi e dischi.
Sotto la guida delle suore ( specialmente di suor Alda ) si preparavano delle bellissime serate e teatri ( chi non ricorda "La vendetta della zingara" ? ) che riempivano la sala di persone.
E ancora, le oratoriane aiutavano nelle pulizie della Chiesa Parrocchiale, tenendo in ordine i paramenti sacri e la biancheria degli altari.
C'era un nutrito gruppo di ragazze ( 45-50 ) che portavano alle famiglie ( si recavano anche alle cascine, a Traversagna ect. ) i giornali cristiani, tra cui "Italia", i settimanali "Alba" e "Gioia", "Vita Femminile" ed il mensile della Parrocchia "Il Galletto".
Si organizzavano anche gruppi per la visita agli ammalati, sia nei sanatori che negli ospedali e così pure a Mombello, e si andava a piedi o in bicicletta.
In oratorio si imparava anche a lavorare, a cucire, a ricamare, a rammendare sotto la guida principale di suor Stella e poi di suor Elisa. Erano le cosidette "ore di laboratorio" e venivano tenute sia durante le sere invernali per le ragazze adulte che lavoravano durante il giorno, sia nei pomeriggi estivi per le ragazze più giovani che studiavano.
Anche queste ore erano un'occasione per belle risate, chiacchere, preghiere, e canti accanto al lavoro.
L'oratorio ha vissuto il periodo della Seconda Guerra Mondiale dando ospitalità ad una signora ebrea ( Signora Enrichetta ) che poi si è convertita al cattolicesimo: ha trepidato per i ragazzi che erano a combattere in Guerra e le nostre suore hanno consolato e sperato con le ragazze che avevano il fidanzato lontano.
La Liberazione ha visto tante ragazze coronare finalmente il loro amore con i reduci tornati a casa ed anche in oratorio era festa: dopo la cerimonia tutti rientrarono a portare un mazzo di fiori alla Madonnina e ad abbracciare le suore. Formarono coppie che si accontentavano di poco, in genere di due locali risistemati nei vecchi cortili o anche della convivenza con i genitori di uno dei due sposi. C'erano pochi soldi e tutto andava bene pur sapendo che bisognava fare dei sacrifici.
In oratorio fiorì anche la scuola di canto, sotto la guida di suor Adelaide ( e per un pò di un certo Padre Salvatore ); si esibiva in chiesa per le funzioni religiose e rallegrava le riunioni oratoriane.
Quasi tutte le ragazze facevano parte del gruppo delle "Figlie di Maria" che sotto la direzione di suor Stella partecipava in divisa a processioni e a dimostrazioni religiose. La divisa delle "Figlie di Maria" consisteva di un abito di cotone, lungo fino alle caviglie, con una fascia azzurra in vita ed un velo bianco in testa, quasi ad imitare l'abito dell'Immacolata. Tutte eravamo molto orgogliose di questo abito e lo portavamo volentieri. Era uno spettacolo vedere tante ragazze così vestite sfilare nelle processioni.
La tragedia del Polesine nel 1951 fu vissuta in oratorio quando durante una notte di quel Novembre arrivarono i bambini che poi furono ospitati da diverse famiglie senaghesi per diversi mesi. Furono rifocillati dalle suore e aiutati a sentirsi un pò meno a disagio in quei momenti.
Si facevano anche delle gite ( nel Primo Dopo Guerra con dei camion perchè non esistevano altri automezzi ) : a Torino, al Sacro Monte di Varese, a quello di Varallo, e ad altri Santuari. Si partiva con pranzo al sacco e con tanta gioia. Si cantava durante tutto il viaggio e si tornava senza voce. Per molte di noi erano le prime esperienze di turismo.
L'oratorio ha portato le ragazze in vacanza, anche in montagna, prima a Ortanella ( Esino Lario ) e poi a Bossico ( Bergamo ), ospiti in case molto modeste, dove tutti si aiutavano e le nostre suore cercavano sempre di accontentare tutti sia per la cucina, sia per qualunque altra esigenza.
In queste case regnavano comunque la serenità e l'amore.
L'oratorio e le suore hanno dato a molte di noi una formazione cristiana e ci hanno aiutato a crescere donandoci giorni indimenticabili che tutte noi ricordiamo con molta gioia.

Lucchi Mariuccia - Margherita Citterio


1952-1974 Oratorio femminile a Senago, che passione!

di Suor Emilia

Il tema di quest'anno per ogni Oratorio Feriale Estivo è "Sotto l'Arcobaleno
Per me vivere e far vivere nella Gioia l'oratorio "Sotto l'Arcobaleno" con i suoi colori meravigliosamente formativi ed allegri, non è una novità perchè già a Senago, dal 1952 al 1974, vivevamo così.
Non conoscevo Senago e ci sono capitata nel 1952, appena emessi i miei primi Voti Religiosi e con tanta voglia di vivere e di lavorare a servizio della gioventù e dei bambini.
Ringrazio ancora oggi di avere vissuto 22 anni in questo paese dove tutto sprigionava accoglienza.
Ho trovato comunità meravigliose: quella delle carissime Suore, quella della Scuola, quella dell'Oratorio e della Parrocchia: tanti Senaghesi " in cammino " .
Mi soffermo sull'Oratorio Femminile perchè mi è stato chiesto questo servizio, anche se mi ricanta "dentro" tutto quanto ho vissuto e .....nuovamente Deo Gratias!
Ho trovato un Oratorio Femminile molto fiorente nelle sue incantevoli attività e nelle sue instancabili persone.
Il luogo privilegiato di ritrovo era l'asilo: aule, cortile, salone, due campi da gioco, la "colonia" , abbelliti dal famosissimo "Canarell" che allietava e rinfrescava i mesi estivi.
Le ragazze erano molte e hanno frequentato, sempre numerose, fino al 1974, anno del mio trasferimento a Milano. Poi continuarono.
La vita oratoriana era ben organizzata e motivata nelle sue scelte, ma soprattutto molto alimentata e sostenuta da una forte fede e da una grande preghiera. L' Eucarestia domenicale e la Madonna erano al centro della nostra vita. Quante belle celebrazioni liturgiche! Quanta preghiera alla Madonna!
Un anno, l'oratorio femminile, per la festa dell'Immacolata ( 8 Dicembre ), ha dato prova di quanto amava la Madonna e di come cercava di farLa amare. Fu chiamato il bravissimo ed estroso fotografo Monti che ha fatto brillare la statua dell'Immacolata in una grande stella luminosa di lampadine, davanti alla quale si sono alternate ragazze e famiglie per una giornata intera a cantare le lodi alla Madonna.
L'organizzazione: con la festa dell'Oratorio si dava inizio a tutta quanta la vita oratoriana preparata e programmata nel mese di Settembre.
C'era di tutto, e ogni anno alcune cose si miglioravano, altre venivano sostituite, altre ancora erano cambiate come "luogo".
Suore e ragazze responsabili incastonavano, nello spazio di un anno e nel tempo possibile, orari, catechismo, incontri, gite, feste, celebrazioni liturgiche, azione cattolica ( con le sue ramificazioni splendide : piccolissime, beniamine, aspiranti, giovanissime, socie ), ritiri, campeggi al coperto, servizio missionario e liturgico, canto, teatro, sport, caccia al tesoro....
E poi, via! Il grande treno partiva sotto l'arcobaleno, nei suoi colori vivaci e allegri e non è possibile e nemmeno facile descrivere tutta la vitalità e la vivacità.
Rosso: un forte amore ed una grande amicizia si trasformavano in visibile generosità nel servizio e nell'accoglienza. Niente e nessuno ci fermava: sempre pronte a donare ciò che eravamo e ciò che avevamo. E l'allegria esplodeva: chi entrava nell'oratorio femminile, sentiva la gioia di vivere.
Giallo: l'Eucarestia Domenicale ci riuniva tutte, ci fortificava e ci faceva sempre "nuove". Insieme si lavorava più solidamente e si cantava la gioia della vita. Il nostro motto era diventato così: " Tra il dire ed il fare c'è di mezzo Gesù Cristo ".
Verde: una luminosa speranza ci apriva a grandi orizzonti di bene e di fiducia nella Divina Provvidenza, nella Madonna e nelle persone, così come erano.
Azzurro: l'infinito del mare e del cielo ci spronavano a non "fermarci" ed a pensare che la nostra vita vale perchè il Signore Dio ci ama di amore infinito.
Arancione indaco e violetto: erano le sfumature di tutto quanto si viveva. Ci abbellivano e ci fortificavano soprattutto quando alcune di queste si chiamavano delusioni, sofferenze, fatiche anche dolorose. Ma alla fine i tre bei colori ci impreziosivano e ci facevano crescere.
A questo punto dovrei accennare a persone indimenticabili, a luoghi, a momenti in cui abbondava la grazia di Dio e la gioia piena.
Le fotografie allegate ne mostrano qualcuna, ma non tutte. Comunque sono e rimangono nel cuore di tutti noi. Un accenno però ad alcuni luoghi dove ci si recava per vacanze, ritiri spirituali, per lavoro, è bene che lo faccia.
Senago, luogo abituale di incontro.
Esino Lario, località preferita da tutte.
Venegono Superiore, incontro di servizio missionario.
Sardegna incantevole, vacanza e servizio.
Roma ed Assisi, splendide e tanto care, cultura e preghiera.
Qui abbiamo goduto e ci siamo ristorate. Il parroco era il responsabile di tutto, godeva moltissimo e ci sosteneva.
Da una vita oratoriana così intensa fiorivano vocazioni religiose ed al matrimonio che ci rallegravano.
Non poteva mancare nella vita ecclesiale, oratoriana e parrocchiale, lo sforzo di una buona collaborazione con l'Oratorio Maschile.
A poco a poco la preghiera ed il dialogo hanno abbattuto alcuni muri di sfiducia e di perplessità e so che oggi, 1995, la vita oratoriana senaghese è unica ed è legata dall'unico filo: quello della fede e dell'amore.

Suor Emilia


Ricordi semplici

di Suor Natalina

Parlare dell'Oratorio femminile di Senago, è rivivere parecchi anni di vita trascorsi nell'entusiasmo giovanile sia da parte delle Suore, sia della numerosa gioventù che lo frequentava.
Le piccole delle classi elementari entravano nel primo pomeriggio e vi rimanevano fino alle 17, dopo aver giocato e aver partecipato alla lezione di catechismo. Le grandi, dopo le funzioni in Parrocchia, venivano intrattenute con incontri di formazione, giochi e passatempi fino alle 19.
L'Oratorio femminile era la base da dove partivano tutte le iniziative della Parrocchia in collaborazione col Parroco. I locali a disposizione erano parecchi ( anche alcune aule delle scuole elementari ) e spesso con dei sacrifici venivano allestiti secondo le necessità. Durante la settimana si frequentava per le prove di canto, per il laboratorio di cucito e ricamo, per le adunanze di A. C., la quale era fiorente in tutti i suoi rami. Le feste tradizionali di S. Agata e di S. Agnese erano celebrate con la S. Messa in Parrocchia ( le ragazze vestivano l'abito di Figlie di Maria ); alla sera seguiva il teatro o un rinfresco. A Carnevale non mancavano mai le frittelle preparate da Suor Ermanna e la Luigina. Persino il primo carro di carnevale che ha attraversato Senago è stato preparato dalle " vecchie " oratoriane. Come non ricordare la colonia con il " Canarel " dove si faceva il bagno d'estate ed il falò di S. Antonio d'inverno ?
Un anno, per la festa dell'Immacolata, è stata ideata la" Corte a Maria "; consisteva nella preghiera a turni davanti alla statua della Madonna preparata in fondo alla veranda addobbata di seta bianca e azzurra. Quanto entusiasmo, quanto fervore e quanto lavoro alla sera per i preparativi! Una iniziativa molto ben riuscita e molto sentita era anche quella della Via Crucis per le strade del Paese durante la Settimana Santa.
Veramente si è lavorato tanto e bene e sempre con la grande collaborazione del Parroco e delle giovani.
Tutte noi Suore - e siamo parecchie - dalla Superiora Sr. Matilde a tutte quelle che sono già in Paradiso, abbiamo voluto molto bene a Senago, e ce lo portiamo nel cuore e nella preghiera. Colgo questa bella occasione per salutare tutti e assicurare il mio ricordo al Signore, insieme a questi di vita vissuta !

Dev. Sr. Natalina N. M.

 


Il primo amore - dolce amaro

di Don Adrio Cappelletti

Parlare di Senago per me è come parlare del primo amore: Non si scorda mai.E' stata la mia prima esperienza pastorale. Prete novello, pieno di entusiasmo con tanta voglia di salvare il mondo. Voglia che nasce dalla profonda convinzione e fede che Gesù Cristo è davvero colui che realizza pienamente ogni attesa ed esigenza umana.
Mi ricordo gli incontri del Circolo Giovanile, le domeniche pomeriggio nel cortile dell'oratorio polveroso e fangoso, il catechismo e la benedizione con la reliquia della Madonna nella cappella scalcinata e le panche tutte vecchie e rovinate. Mi rammento gli incontri conviviali e amicali con i responsabili. Le notti passate in strada a discutere con il signor Quistini sui problemi pastorali e politici. Poi le gite in montagna al Cassandra.... e tantissime altre iniziative come il torneo serale di calcio, il coro di montagna, il cinema della domenica sera....e la stanchezza gioiosa di chi lavora per il Regno di Dio.
Nel frattempo nasceva un gruppo che aveva come riferimento l'Azione Cattolica, allora simpatizzante con G. S. ( gruppo studentesco ). Mi vengono in mente gli incontri ( i famosi " raggi ", sui quali si sprecavano battute ironiche ), la S. Messa delle 20,30 sempre così intensa e partecipata. Le polemiche e le discussioni sul problema degli oratori misti, distinti e collaboranti.
Ho tanti ricordi belli e brutti. Le persone maliziose e le persone buone. Di tutto rendo grazie al Signore che anche attraverso questa esperienza durata quattro anni mi ha fatto comprendere la sua predilezione e la sua misericordia.
Ho lasciato Senago con un senso di liberazione e di rimpianto. Posso dire, oggi, che il Signore mi ha messo alla prova e mi ha purificato attraverso incomprensioni, persecuzioni che mi hanno seguito ancora dopo la mia partenza.
Ringrazio tutti e in questo momento mi sento di ricordare il vecchio don Giuseppe di S. Bernardo che nella sua umiltà e semplicità mi ha sostenuto e aiutato, da vero sacerdote, nel mio avvio pastorale.

don Adrio

 


Gioia viva

di "Quelle di suor Emilia

Dire che cosa è stato per noi l'Oratorio è abbastanza semplice: in oratorio siamo cresciute,all'asilo, a scuola e successivamente abbiamo avuto suore come insegnanti.
Difficile è invece sintetizzare le varie attività di quegli anni 60/70, anni di grandi fermenti e cambiamenti che puntualmente hanno coinvolto anche i nostri oratori.
Noi dunque eravamo " quelle di Suor Emilia ", il gruppo di ragazze che fin dalle elementari avevano vissuto il trinomio scuola - oratorio - parrocchia come una seconda casa. La frequentazione di questi ambienti ha voluto dire crescere ed essere ciò che ora siamo. Si cominciava a frequentare il catechismo la domenica pomeriggio, già dalla prima elementare, ma ciò non veniva sentitocome un peso, perchè non esisteva altro luogo di svago che l'Oratorio Femminile e quel cortile, quelle aule, quei corridoi ci hanno viste talmente contente di giocare, di cantare, di stare assieme, che anche la mezz'ora di catechesi veniva accettata volentieri. La domenica dunque era per tutte " il giorno di festa " : la mattina la Messa ( e guai a chi mancava ), il pomeriggio dalle 2 alle 4 in oratorio. In queste due ore si facevano quasi sempre le stesse cose, come in un rito, ma chi si accorgeva ! Infatti, prima un pò di gioco nel cortiletto di ghiaia o sui prati dietro, qualche dolcetto (farinetta e stringa, o rosolio ) e poi in fila per due ci si spostava nelle aule delle scuole elementari con la catechista, al termine ancora un pò di svago e poi tutti in chiesa parrocchiale per la recita del vespero.
Grande gioia quando il solito programma pomeridiano veniva sconvolto dal cinema: in fondo a una delle aule veniva montato un proiettore , guai a chi si avvicinava, solo gli addetti ( solitamente Umberto Turati e Gian Mario Tagliabue ). Quante lacrime versate di nascosto per la vergogna guardando le pellicole di Padre Damiano di Molokai, la serie di Joselito , Marcellino Pane e Vino , La locanda della sesta felicità, Tutti insime appassionatamente.
Eravamo sempre impegnate a preparare giochi, incontri, feste, balletti e scenette : una volta l'Oratorio Femminile aveva la sua festa con i suoi giochi e i suoi spettacoli che si svolgevano sul palco del refettorio prima e poi all'aperto nel cortile ; si cantava tantissimo e si scrivevano tanti avvisi e cartelloni ( non c'era la fotocopiatrice ) , e dopo....si riordinavano e si ripulivano aule e sale .
Molte di noi trascorrevano anche il sabato pomeriggio in Oratorio : smistavamo i pacchi di riviste della Buona Stampa e non era lavoro da poco dato che venivano suddivisi in centinaia di pacchi più piccoli per i vari incaricati che consegnavano personalmente a casa agli abbonati e non. Incredibile , gareggiavamo nel cercare nuove persone a cui consegnare i giornali ( spesso incrociando gli attivisti del P C I che distribuivano l'Unità ) e più eravamo cariche di riviste, più ci sentivamo brave. Talvolta anche il giovedì mattina , quando non c'era scuola , dopo la Messa dello scolaro, si andava all'oratorio ; c'era sempre qualcosa da fare : sistemare la piccola biblioteca, ricoprire i libri, appendere cartelloni, sempre sotto l'occhio vigile di Suor Emilia "tutto fare ". Il primo venerdì del mese, invece, si andava a Messa prima di andare a scuola, rigorosamente a digiuno dalla sera precedente, ma venivamo premiate dai biscotti offerti dal Parroco, don Cervini, l'altra figura importante, autorevole, della nostra infanzia, che spesso vedevamo in Oratorio, e che una volta la settimana veniva a tenere la lezione di Religione in classe ( nessuno di noi ha dimenticato i suoi disegni alla lavagna, con le avventure di Giacomino ); ogni occasione poi era buona per far visita alla sua cara mamma, signora Adele, che omaggiavamo dei tanti lavoretti fatti in classe per Natale, Pasqua, Festa della mamma, ecc.
Per la verità don Cervini ci incuteva rispetto, ma anche timore, sebbene nessun chierichetto possa dire di aver ricevuto più caramelle di noi.
Finita la scuola arrivava il bello! Chi non andava subito in vacanza, in luglio partecipava alla Colonia: impossibile non cadere in discorsi nostalgici, ma inevitabili sew si pensa al fresco delle lunghe tettoie dopo l'ambito bagno nella vasca ( i maschi si bagnavano nel "canarel "), dove in 60 centimetri di acqua ognuna di noi sosteneva di aver imparato a nuotare ; alle interminabili partite a palla prigioniera, a bandiera, al buon sapore delle umili polpette rettangolari di suor Ermanna; ai discorsi infantili che avevano come testimoni i grandi cespugli di ortensie in fondo al prato ; ai litigi per l'altalena ; alle scuse inventate per avvicinarci alla siepe divisoria dei due campi per spiare, tra le foglie, quello che facevano i maschi ; al bisbigliare , distese sulle sdraio colorate, nella penombra delle aule per il riposo pomeridiano ; ai canti di montagna e folkloristici imparati seduti sull'erba, accompagnati dal suono della fisarmonica suonata da suor Emilia.
Il rientro dalle vacanze coincideva con la ripresa di tutte le attività oratoriane e con la Festa Patronale che, tra l'altro, prevedeva la consueta gita parrocchiale. Era questo un evento non trascurabile dato il numero dei partecipanti che occupavano tre - quattro pullman per raggiungere belle località, di interesse storico e religioso.
Verso la fine della scuola media avevamo ormai un'età che ci permetteva di assumerci anche qualche piccolo impegno ; venivamo affiancate a qualche catechista per dare una mano e ben presto ci si ritrovava, prima in due o tre e poi da sole, alla catechesi, organizzare e presenziare alle allora rare uscite. Per noi " ragazze " nel tardo pomeriggio il momento formativo con suor Emilia prima, e poi con Padre Giacomo.
Noi pure partecipavamo a gite e ritiri, fissi , per fasce di età : la visita al Sacro Monte di Varese per la seconda Comunione , al Cottolengo, al Seminario di Venegono per il tradizionale presepio, a Esino Lario per le più grandi e per più giorni. Era quest'ultima l'uscita per eccellenza, perchè per la prima volta si stava fuori casa a dormire . Avveniva a settembre, con l'assistenza spirituale di don Gaetano. I ritiri erano soprattutto l'occasione per incontrare figure di sacerdoti e religiosi che talvolta hanno lasciato il segno per le loro qualità e per il particolare momento della nostra vita. Padre Giuseppe Lietti dei Padri Betarramiti , per esempio, ha seguito qualcuna di noi fino al matrimonio. Erano gli anni ' 68 e seguenti ; arrivava a Senago , come coadiutore e prete dell'oratorio maschile, don Giuseppe Angiari.
Grandi fermenti e innovazioni investivano scuole e fabbriche, formazioni politiche , culturali e religiose ( si era da poco tempo concluso il Concilio Vaticano Secondo ) . A Senago si iniziava la costruzione del nuovo oratorio maschile (ricordiamo alcune Messe comunitarie stipati nella cappella di quello femminile ).
I nostri impegni oratoriani ora prevedevano momenti di formazione e di attività comuni con i ragazzi ( per esempio la raccolta della carta, spettacoli, campeggio, le uscite comuni). Qualcuna di noi andava una domenica al mese in un centro per ragazzi con famiglie problematiche a Bruzzano, altre seguivano persone anziane o sole facendo loro compagnia e qualche lavoretto domestico. La messa comunitaria del venerdì era un grosso momento di ri flessione a voce alta , e coinvolgeva un grande numero di giovani , che magari arrivavano semplicemente attirati dalla presenza dei loro coetanei e si ritrovavano invece coinvolti ad operare attivamente.
A Senago c'è sempre stato uno stretto rapporto con i Missionari : fin dalle elementari scrivevamo a padre Albino, a padre Claudio o a suor Arsene, sorella del Parroco. Per l'Epifania c'era una grande esposizione in chiesa di indumenti nuovi da inviare ed eravamo incoraggiate ad aiutare a reperirli. Più grandi, qualcuna è entrata nel Gruppo Missionario; abbiamo anche fatto una marcia per raccogliere fondi e ricordiamo un incontro con padre Gheddo al ritorno dal Cile, poco prima del colpo di stato (1973).
Contemporaneamente si sentivano le prime voci della possibile partenza delle nostre suore: l 'asilo sarebbe diventato comunale; le suore servivano altrove!
A noi ragazze, allora adolescenti, queste motivazioni sembravano fortemente ingiuste, dato che anche noi avevamo bisogno di loro, ed ancora oggi ci chiediamo se quelli più grandi di noi abbiano davvero tentato di tutto per impedire la loro partenza. La prima a lasciarci è stata sour Elisa nel 1973 e poi suor Emilia nel 74 e per noi, le "sue ragazze del gruppo GIOIA VIVA" fu un duro colpo. Le eravamo chiaramente molto affezionate, ci aveva viste crescere, ci aveva in qualche modo formate. Veniva a mancare un punto di riferimento ed un numero sempre maggiore di noi si allontanava dall'oratorio, diversificando le scelte: molti ragazzi chiedevano autonomia nella gestione delle attività giovanili, attivando dibattiti su temi sociali e impegnandosi nella redazione di un giornalino (L'uomo e...) che potesse accogliere nuove tematiche, scontrandosi invece con le autorità parrocchiali che interpretarono questi atteggiamenti come segni di ribellione e non di naturale entusiasmo ed idealità giovanili.
Vogliamo ricordare che molte di noi all'oratorio hanno incontrato il compagno della loro vita, che alcune coppie si sono impegnate successivamente ad organizzare i corsi per fidanzati ed i gruppi familiari.
Il periodo che ci ha viste protagoniste è stato fonte di grandi entusiasmi e ci ha lasciato senz'altro molti bellissimi ricordi.
Noi abbiamo avuto la possibilità di fare queste esperienze e ci auguriamo che anche i nostri figli abbiano le stesse oppportunità.
L'occasione di uesta pubblicazione, vorremmo fosse motivo non solo di memoria, ma anche momento propositivo di costruzione, di continuazione.

Quelle del ' 56 e dintorni

 


Spigolature

di Anna Maria Pozzi

La G.S. in oratorio

Il prete dell'oratorio è don Adrio. Anche a Senago arriva la G.S. di don Giussani. Si tengono i famosi raggi. Si discute di autorità e libertà. Si va in "bassa" . Per noi gruppo di studenti diciottenni, la "bassa" è il villaggio Vizzarri, e così ogni sabato e domenica, con le scope in spalla, ci si avvia a piedi dall'oratorio cantando ".... in bassa io vado, io vado allegramente, mi sento più felice di un grande presidente....".
Al villaggio ( ora Papa Giovanni ) ci aspetta un gruppetto di bambini, desiderosi di giocare. Un negozio diventa la nostra cappella, l'aula di catechismo. Inizia così un'attività oratoriana ai confini di Senago.

La biblioteca

La biblioteca parrocchiale, nata nel 1976, non solo acquistava e prestava libri a chi ne faceva richiesta, ma organizzava incontri ed uscite culturali, spesso a teatro, mostre di minerali, di quadri, di lavori all'uncinetto in occasione della Festa della Mamma. A Natale non mancava mai la tradizionale Fiera del Libro.

La scuola in oratorio

Dieci anni e forse più di scuola in oratorio non si dimenticano facilmente.
Aule nuove, luminose, con ampie vetrate, arredi fiammanti, un bidello, il Signor Piero, sempre attento e disponibile, scrupoloso nelle pulizie, pronto a rinnovare i vasi rotti quando il lunedì si rientrava in aula, e naturalmente, si trovava qualche sorpresa perché, si sa, i ragazzi dell'oratorio sono sempre un pò esuberanti. E, "donna Laura", ovvero la barista che puntuale alle 10.30 apriva il Bar per l'intervallo di alunni ed insegnanti. Allora il cortile brulicava di bambini nelle belle giornate di sole ed al termine della ricreazione diventava palestra a cielo aperto.
Si organizzavano partite a palla prigioniera, si giocava a bandiera e con il famoso mangiadischi della signorina Iride si imparavano i canti del Gen Rossò.
Don Giuseppe, compiaciuto, si affacciava alla finestra, approvava e benediceva.
E che dire del Lunedì ?
A turni si scendeva in cappella per l'ora di religione, che passava in un batter d'occhio, tra canti diapositive e riflessioni varie.
Ogni spazio veniva sfruttato; le classi ospitate erano undici, ed anche la sede della biblioteca era diventata aula scolastica.
Il salone del cinema si animava di genitori, nonni e parenti quando i bambini preparavano recite e spettacoli in occasione del Natale, del Carnevale, della Festa della Mamma.
E poi.... il famoso calo delle nascite, le classi diminuivano fino al punto di dover rientrare nella vecchia sede di Via Repubblica.
E le aule dell'oratorio hanno chiuso i battenti !

Anna Maria Pozzi


Ripensando Senago 1969 - 1970

di Don Giuseppe Angiari
Volentieri e con commozione stendo queste brevi note per ricordare il venticinquesimo del nostro oratorio.
Lo faccio per rendere testimonianza ad una grande figura di parroco, retta e schiva di elogi, quale era don Giuseppe Cervini.
A Senago si avvertiva l'urgenza di un nuovo oratorio che tardava a venire non per colpa del parroco ma di circostanze avverse: mancanza di fondi e questioni burocratiche. Ma una domenica del 1969 detti questo avviso alla messa delle 8.30 : "... se i lavori dell'oratorio non sono ancora iniziati, non è colpa del Parroco, bensì del Comune di Senago che oppone continue difficoltà....."
Con emozione don Cervini mi prese in disparte e mi disse : "Don Giuseppe, puoi dare lo stesso avviso anche alla messa delle 10.30 ? "
" Certamente ! ", risposi.
In quel momento compresi una grande verità: la necessità di lavorare insieme, in comunione con il parroco, le suore e i laici.
Con questo spirito mi sono messo all'opera con l'aiuto di don Angelo e del chierico del seminario.
Mi è parso che l'oratorio fosse davvero " lo scoppio missionario " della Parrocchia.
Tutte le attività: catechesi, sport (calcio esterno, interno, basket, atletica), teatro, cinema, campeggio, settimane bianche ecc., miravano a formare l'uomo credente. Non a caso il Signore ha suscitato vocazioni di particolare consacrazione e famiglie testimoni del Risorto.
Eravamo nei tempi della contestazione: le difficoltà non mancavano, le defezioni erano frequenti, ma l'insistenza sui tre valori imprescindibili,
PAROLA, EUCARESTIA, CARITA'
hanno diffuso una convinzione: siamo il Regno di Dio, un piccolo seme che cresce tra il male del mondo, ma che certamente alla fine trionferà.
A tutti vorrei lasciare questo augurio di speranza; i tempi sono cambiati, si lavora con modalità diverse, ma con la stessa passione per il Signore Gesù e la sua Chiesa.

don Giuseppe

 


Una tradizione partita all'inizio del secolo

di Don Gianbattista Inzoli

In questi anni molto si è discusso sull'oratorio e sulla sua utilità per la formazione cristiana dei ragazzi del nostro tempo,a volte si sono scritti anche dei libri,degli articoli che hanno arricchito le librerie e le biblioteche specializzate.Alcune volte mi è capitato di contribuire a produrre carta stampata, non mi è dispiaciuto, soprattutto perchè questo esercizio mi ha aiutato a riflettere sull'esperienza di vita oratoriana che, da giovane prete, iniziavo ad affrontare per la prima volta a tempo pieno, come servizio alla chiesa locale.
Quando sono giunto a Senago mi sentivo troppo giovane per essere prete, inoltre il fatto di entrare in una comunità molto ricca, prendendomi l'eredità lasciatami da don Giuseppe che aveva trascorso 17 anni nell'oratorio di Senago mi preoccupava non poco.
Ho cercato di superare i dubbi e le paure che potevano prendermi e ho cercato di camminare condividendo 8 anni della mia vita con la parrocchia di Senago e in particolare con l'oratorio.
Dei primi anni, dal 1985 al 1987 ricordo soprattutto la fatica del conoscere e del trovare confidenza. E' stato un tempo dedicato a capire, a comprendere la vita dell'oratorio e soprattutto la gente che lo frequentava. La guida del Vescovo segnava fortemente la mia formazione e le linee educative della parrocchia. Proprio in quegli anni la chiesa diocesana rifletteva sul programma pastorale " farsi prossimo " e, in tutta la parrocchia si lavorava per approfondire una sensibilità caritativa. Nasce all'interno dell'oratorio una esperienza molto semplice di aiuto ai ragazzi portatori di handicap che poi divenne associazione il Tralcio. Era un piccolo passo che l'oratorio stava compiendo nella direzione di quei ragazzi che normalmente rimanevano ai margini della società e purtroppo anche della Chiesa.
Gli anni successivi mi sono sembrati illuminati da una particolare riflessione: quella sull'educazione all'interno della Chiesa. Dal '69 ad ora le condizioni sociali erano estremamente mutate, era venuta meno quella partecipazione di massa che favoriva una educazione puntuale e cristiana. Come in tutta L'Europa anche in Italia si sta passando da un " crstianesimo di tradizione " ad uno di " scelta ". In questa situazione l'oratorio, con momenti più o meno lunghi di fatica o di crisi ha saputo reggere all'urto della contestazione, del progresso sociale, della crescita del benessere ed ha avuto il coraggio di fare una proposta educativa che non sia semplicemente una riproposizione di luoghi comuni attorno alla maturità umana, all'essere fuori dalla strada e lontani dalla droga e dalle cattive compagnie. L'oratorio, come dice Giovanni Paolo II in un discorso riprendendo le parole di Paolo VI " E' l'espressione dell'amore della Chiesa organizzata in comunità parrocchiali o in istituzioni educative, per i suoi figli più giovani, più degni e più bisognosi di affetto e di pedagogico interessamento, opera indispensabile; l'oratorio è l'istituzione complementare della famiglia e della scuola; l'oratorio è una palestra di vita dove la preghiera e l'istruzione religiosa e parascolastica, il gioco e la ricreazione, il senso della disciplina e del bene comune, la letizia ed il vigore morale si fondono insieme per fare del giovane un cittadino solido e leale, un uomo buono e moderno " (Insegnamenti di Paolo VI - vol.VI, 1968, pp. 933 - 934 ). La riflessione di quegli anni ha dato origine al progetto educativo della comunità di Senago .Il produrre un progetto educativo è stata una fatica di analisi, di riflessione di tutta la comunità. Ha però aiutato noi preti e i laici maggiormente impegnati ad avere una linea comune, un progetto unitario che poi si cercava di declinare nelle diverse iniziative della vita della comunità.
La fatica era incoraggiata anche dagli interventi del papa Giovanni Paolo II che parlando alle chiese lombarde diceva : " Auspico pertanto che la formula oratoriana continui a svilupparsi, grazie alla simpatia, all'amore, al sostegno con cui il clero ed il popolo lombardo custodiscono questo patrimonio vivo e prezioso ".
Riprendendo le parole del progetto educativo possiamo dire che l'oratorio per poter educare in quei tempi doveva assumere la fisionomia della CASA, ovvero del luogo della familiarità, dell'affetto, del riposo, della comunione, dell'incontro non formale, doveva essere CON LE PORTE APERTE, ovvero senza chiusure, un oratorio che educa alla libertà, alla ricerca del lontano, di chi si è perso. L'identità e la missione sono la questione che abbiamo messo a tema e di cui abbiamo continuamente cercato il giusto anche se precario equilibrio.
Declinare questa definizione di oratorio ha voluto dire per gli anni successivi crescere in uno stile di accoglienza, di attenzione ai piccoli. Tra i momenti più belli, ricordo la domenica pomeriggio oppure gli oratori feriali quando avevo la possibilità di passare del tempo all'ingresso dell'oratorio, per salutare, per scambiare qualche parola con chi entrava, o addirittura con chi passava sul marciapiede e, proprio perchè chiamato, magari entrava per salutare qualche amico. Oppure ricordo le esperienze di convivenza con i ragazzi in oratorio nella ricerca di uno stile di vita cristiana e feriale, una esperienza che aiutava i ragazzi a sentire il proprio oratorio come casa propria.
Anche il consiglio dell'oratorio iniziato in quegli anni era diventato un luogo, a volte agitato, con spazio per molte discussioni, ma molto arricchente per l'apporto degli adulti, per la loro saggezza. Era bello vedere persone anziane lavorare per i giovani o per gli adulti, con un entusiasmo giovanile, ci si sentiva inseriti in una lunga tradizione che partiva all'inizio del secolo e che continuava ad essere proficua.
L'attenzione all'identità dell'oratorio veniva curata con l'attenzione agli itinerari educativi, alla cura dei gruppi di catechismo (inventammo i nomi da dare alle singole classi per slegare l'itinerario di fede da un itinerario scolastico) alla formazione, alle uscite degli adolescenti e dei giovani per incontrare esperienze sempre nuove e utili per la propria formazione personale. Anche il campeggio è stato pensato come un momento formativo, e per la competenza degli adulti si è perfezionato sempre di più anche quanto a strutture.
Il vespero della domenica pomeriggio è un appuntamento importante per riaffermare concretamente il " primato di Dio " anche in oratorio, anche tra gli adolescenti i giovani e gli adulti.
La missione veniva invece sottolineata con altre attenzioni, e in particolare nell'attenzione al disagio dei ragazzi. Nasce così, in modo pionieristico l'esperienza del doposcuola che ora è diventato associazione il Ponte; era un modo per aiutare quei ragazzi che vivevano con fatica l'esperienza scolastica.Non so quali siano stati i risultati....una volta mi ricordo di aver utilizzato due giorni, due ore al giorno per spiegare ad un ragazzo come riconoscere i numeri pari e i numeri dispari....e alla fine ancora non riusciva a distinguerli. Anche l'esperienza di collaborazione con l'amministrazione comunale per un progetto di prevenzione è stata una esperienza positiva per lo sforzo di collaborare con tutte le agenzie educative e tutte le persone che si impegnano per l'educazione dei ragazzi. Il comitato Agorà è stato un modo bello e intelligente per uscire dall'oratorio.
Vorrei ricordare anche altre iniziative che hanno segnato alcuni mutamenti dello stile di oratorio ma che ora non posso, se non accennare: la sensibilità alle tematiche mondiali della giustizia della promozione umana portate avanti dall'associazione La Goccia e poi in oratorio dal Goccino, la collaborazione per lo sport con le associazioni sportive, le feste che iniziavano in un luogo all'esterno dell'oratorio (la casa di riposo, il Corberi...), le domeniche pomeriggio dei genitori in oratorio guidate da altri genitori, la presenza in oratorio dei seminaristi per un anno di esperienza, l'ospitalità offerta ai seminaristi provenienti da Roma.....le esperienze di Teatro , di festa al sabato sera...
Penso che l'oratorio sia una istituzione da potenziare, da vitalizzare, e nello stesso tempo coloro che lo promuovono devono comprendere che il grande compito di questa proposta educativa è quello di educare ad uscire, ad andare nella vita lavorativa sociale e scolastica...per portare i valori che rendono felice ogni uomo. Chi lavora in oratorio non lavora in un ambiente gretto e chiuso se ha questo orizzonte, chi rimane in oratorio come educatore non deve sentirsi sminuito, deve però comprendere che vi rimane per scelta, per missione.
E' come la storia di quei tre spaccapietre che lavoravano in un cantiere del medioevo, interrogati su che cosa stessero facendo diedero queste tre risposte: il primo " sto spaccando delle pietre ". Il secondo disse :" sto lavorando per mantenere la mia famigliola e dare loro benessere ". Il terzo disse :" sto costruendo una cattedrale ". Auguro ad ogni collaboratore dell'oratorio di essere uno spaccapietre che sa guardare avanti, verso l'orizzonte e che non dica, quando si impegna, quando assume un compito...." sto pulendo il cortile, sto facendo un cartellone..." o altro, ma piuttosto: "sto facendo crescere la Chiesa che è nel mondo, sto aiutando i miei fratelli ad essere uomini e cristiani ".
Ringrazio la comunità di Senago per il tempo trascorso assieme che mi ha aiutato a crescere come prete in oratorio. Spero di avere aiutato e non di avere ostacolato la potente azione dello Spirito che suscita carismi e doni per il bene della comunità.
Ho dimenticato di dire molte cose.....ma queste righe le ho stese molto in fretta....Buon lavoro

don GianBattista


Grazie Oratorio

di Lino Pogliani

E' bello talvolta riandare con la memoria agli anni della gioventù, anni dei quali si conservano gelosamente piacevolissimi ricordi.
Uno di questi, per il sottoscritto, si attesta ai primi anni sessanta, quando al "Circolo Giovanile" , come responsabile delle iniziative culturali ho organizzato diverse mostre fotografiche, mostre e concorsi estemporanei di pittura nei quali si esibivano, insieme ad un folto gruppo di pittori di Villasanta, i nostri artisti locali come Delia Gobbo, il parrucchiere Martino ed i compianti Alberto Pozzi e Carlo Patella.
Anni felici, trascorsi in amabile compagnia di tanti giovani di Senago, che sapevano godere di cose e divertimenti semplici, e riuscivano a crescere ed a maturare la loro personalità in un clima di amicizia, di serenità e di reciproca solidarietà.
Ed è bello ritrovarsi ora, a diversi decenni di distanza, in occasione di qualche appuntamento conviviale, e scoprire che, pur nella diversità delle strade che ciascuno di noi ha intrapreso nella vita, c'è qualcosa che ci accomuna, che rende viva ed attuale l'amicizia nata tanti anni addietro: il rispetto reciproco, la comunanza di ideali, una sana concezione della vita, la disponibilità per gli altri....Grazie Oratorio.

Lino Pogliani

 

GRAZIE SIGNORE .. ANCHE A SENAGO!

di don Claudio Colombo

 

Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo»" (Le 9,57-58).
Se leggiamo il Vangelo ce ne rendiamo subito conto: la vita di Gesù è un continuo cammino, Suo e di chi è attratto a Lui. Prima ancora di nascere, quando Maria si è recata da Elisabetta, la Sua presenza non ancora visibile, ma già reale, ha provocato un fremito in colui che sarebbe stato il Suo precursore. La prima chiamata, la prima risposta: "Va, prepara la mia venuta nel mondo.... Sì, mio Signore". Ogni chiamata del Signore è caratterizzata da un invito: "Vieni__venite.... seguimi.... andate....".
Molto spesso Gesù chiarisce che questo andare è proprio inteso in senso fisico, per le vie del mondo, fra tutte le genti.
E chi più di tutti è sollecitato da questo richiamo di Gesù sono proprio i sacerdoti, coloro che hanno avvertito più incessante la Sua chiamata, e generosamente hanno risposto come Maria il loro SI'. E' corsa veloce la notizia "don Claudio se ne va.... Dove?"
Dove il Signore vuole....Prima ancora che il vescovo, è il Signore che mi chiama ad andare a Basiglio-Milano 3, una parrocchia dove spero di essere un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore (Papa Benedetto XVI, 19 aprile 2005).
Troppo spesso ci fermiamo all'aspetto "burocratico" degli avvenimenti, troppo spesso dimentichiamo che è il Signore che manda gli operai nella Sua vigna, e Lui sa quello che fa e perché lo fa. Allora: Grazie, Signore, per avermi mandato a Senago!
Grazie a voi senaghesi per tutto quello che avete fatto per me! Grazie, Signore, per avermi mandato qui a Senago 7 anni e perché giorno dopo giorno mi hai incoraggiato, consolato, sostenuto e aiutato a ripetere il mio Sì, e ora che mi chiami altrove, ancora ti dico Sì.
Due frasi, tra le tante che potrei citare, sento rivolte dal Signore in modo particolare a me e mi hanno guidato in questi anni non solo qui a Senago, ma già prima a Gerenzano. La prima frase è quella che ho fatto stampare sull'immaginetta della mia ordinazione (10 giugno '95): Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi (2 Cor 1,24).
Questa frase di S. Paolo mi guida ogni giorno nel mio essere sacerdote, perché viva sempre consapevole di collaborare col Signore della vigna così che le persone che Lui mi affida vivano e sperimentino ogni giorno la gioia di sapersi amate da Dio, che è Amore.
La seconda è una frase di un grandissimo Papa, Giovanni Paolo I, Papa dei 33 giorni e Papa del sorriso: "Signore, desidero piacerti. Prendimi come sono, con i miei limiti, i difetti e i peccati; fammi diventare come Tu desideri". Mi aiuta a ricordarmi della mia inadeguatezza di fronte alla grandezza e bellezza del dono immeritato del sacerdozio; insieme è aiuto e consolazione così da fidarmi sempre di Dio: Lui sa quello che fa, Lui sa quello di cui ho bisogno, Lui sa di quanto abbia bisogno di conversione, Lui sa che desidero seguirlo dove Lui vuole.... Riprendo e attualizzo in questo saluto alla comunità cristiana di Senago quanto detto dal Beato Papa Giovanni XXIII durante l'omelia del Natale 1934 prima di lasciare la Bulgaria per raggiungere la nuova nazione dove era stato destinato, la Turchia:
"Miei cari fratelli, chi sa le vie dell'avvenire? In qualunque luogo mi accadrà di vivere, se alcuno (di Senago) avrà a passare presso casa mia, fra le difficoltà della vita, troverà sempre alla mia finestra la lampada accesa (Papa Giovanni richiama un'antica tradizione irlandese secondo cui, la vigilia di Natale, si colloca una lampada accesa alla finestra per indicare la disponibilità dell'accoglienza di Giuseppe e Maria nella loro ricerca di casa).
Fratello e sorella (di Senago), bussa alla porta ed entra: ti accoglieranno a festa due braccia fraterne e un cuore caldo di amico. Poiché questa è la carità del Signore!"
La passione per Gesù e la Chiesa è intatta, la volontà di fare il bene è ancora forte e determinata, il lavoro pastorale che mi attende a Basiglio-Milano 3 è tanto: confido nelle vostre preghiere che
ci terranno in quella comunione trinitaria che continuerà a guidarci sull'unica Via che conduce al Regno dei Cieli.
Io assicuro a tutti voi il ricordo quotidiano nella celebrazione della S. Messa nel momento dell'intercessione per i vivi: "Ricordati Signore di tutti i Senaghesi, dei quali conosci la fede e la devozione: per loro ti offro e anch'essi ti offrono questo sacrificio di lode e innalzano la preghiera a Te, Dio eterno, vivo e vero, per ottenere a sé e ai loro cari, redenzione, sicurezza di vita e salute" (Preghiera Eucaristica I).
Grazie al Signore Gesù e a tutti....

 

Oratorio S.Luigi e S.Caterina - Via Repubblica, 7 - 20030 Senago (MI) - Tel. 029988140